Niente di ciò che scrivo è vero.
Mi blocco.
Il post ce l'ho in testa, ma essere vestito da Kub mi provoca disagio.
Mi blocco.
Muovo il culo nella sedia, raddrizzo la schiena, sento di avere un'espressione imbecille stampata sul viso.
Sono passati tre anni dall'ultima
Mi blocco. Ho paura di rileggere, non mi piace, lo so, e poi il post non é questo.
Non ho ancora il titolo.
Loggandomi dopo un bel po' di tempo, ho trovato un messaggio di Spleen: grazie piccola.
Fumo una sigaretta, prendo un po' d'aria, poi scrivo il post (spero).
Inizio post.
Credo di aver cominciato a scrivere un blog all'inizio
Sicuramente c'era Siddal, sicuramente Almost, certamente Kom, Ieneni, Spleen, Eurabia, Die B, Ideacrea e qualche altro che senz'altro dimentico. Ci capitó, e fu una fortuna, anche Rosabianca che io, per colore dello sfondo
Duró poco quel blog, forse per questioni di gelosie femminili, ma non ci giurerei.
Me lo faró spiegare da Siddal che é la mia memoria, oltre che la mia coscienza.
Dopo una pausa che non saprei quantificare con precisione, nacque L'illusionista: una prova, anche questa, durata meno di un anno ma piú intensa, che maturava di post in post.
Pure L'illusionista, data la mia irresistibile sensualitá, nonostante premettesse sia nel titolo che nel sottotitolo che era un'esercizio di fantasia, fu chiuso per eccesso di gelosia.
Kub morí e nacque, quatto quatto, Retorico. La quattoquattezza di Retorico duró lo spazio di una settimana e il pubblico, gli amici, tornarono (su velata richiesta del blogger) quelli di prima.
Retorico dura ormai da tre anni e alcuni dei motivi di questa longevitá sono l'acquisita maturitá in territorio di blog, la decisione di arruffianarsi il meno possibile fregandosene del numero di visitatori, l'abolizione dei link, la ridotta attivitá di interazione con i commentatori.
Eppure, anche a distanza di tre anni, le cose piú belle del blog di Kub sono quelle che ho rinnegato: i miei post erano abbastanza scialbi, ma quello che avveniva nei commenti era magico. Ci sono dei pezzi esilaranti e scambi di una genialitá assoluta (tutti bravi, ma Liz, Solounaparola, Agomast e Lamadicorte su tutti) che trovano uguali sono nei vecchi blog di Siddal e Rosabianca.
Oggi, sabato, giorno che sui blog langue, ho dato un'occhiata ai miei vecchi link e la tristezza mi ha ghermito (come un'allodola che se ne sta nel suo nido a cinguettare e arriva un'aquila che la vede da lontano e apre le ali scendendo in picchiata - per usare una metafora stile Valeria Marini imitata da Sabina Guzzanti): di una settantina, non piú di dieci sono ancora in attivitá (il Militante col suo "nuovo" blog, Macca, Spleen, Pinux, Die, Bardaneri, Carnesalli, Mappi, Ruckert e Vodkalemon, Franca B. e Lefty); gli altri cancellati, resi privati, o abbandonati, lasciati lí a imputridire, dimenticati dal mondo che intanto va avanti.
Alcuni sono morti per mancanza di interesse da parte dei commentatori (tristissimo vedere scemare inesorabilmente i commenti e diradarsi i post), altri per sopraggiunto cambio di vita (alcune volte in bene, altre in male....approfitto ora - anche se non era tra i miei link ma solo tra i preferiti - per volgere un pensiero a Mariastrofa, blogger davvero geniale, che pochi mesi fa é morto senza avere nemmeno il tempo di salutare, come Lucio Battisti), altri ancora si sono trasformati e ritrasformati fino ad essere ormai irreperibili tra il marasma di internet.
Tra quelli che restano ci sono quelli immutabili (tipo il Transit di Daniele che é sí maturato, ma é rimasto fedele a se stesso, cosí come Orlando, Pinux, Carnesalli, Vodka, Spleen e Bardaneri), quelli che continuano a scrivere regolarmente (Mappi, Die e Latifah) fregandosene di non essere commentati da nessuno, quelli che aggiornano ogni paio di secoli (Rosabianca, Almost, Sear, Fiandri) e sono ormai fuori dalla necessitá di un blog.
Sembra assurdo vedere morti blog che sembravano un'istituzione, blog curati e di successo tipo quello di Farolit e molti altri tra quelli che potrete leggere sulla colonna dei link, ma evidentemente internet é questo, crea e distrugge con un solo click.
P.S.
Siccome anche Siddal da tempo immemore ha chiuso i suoi tremilesettecentoquindici blog e io ne sento la mancanza, l'ho invitata a scrivere su Il mio stile che, se vorrá, sará anche il suo (e prima o pio anche ilfineultimo e Hodetto riappariranno).
Contrariamente alle mie abitudini questo post e' meditato (almeno come forma): e' giusto lasciare un saluto a chi mi e' stato vicino per tanto tempo, invece che abbandonare la scena come un ladro al suono di una sirena lontana.
I miei limiti caratteriali mi impongono di abbandonare "I'm leaving, I'm leaving, but the boxer still remains, yes still remains..." cantavano Simon & Garfunkel, e io faccio mie le loro parole.
E visto che ci sono, approfitto anche del tormentone del qualunquistissimo Celentano:
Amare e' rock, odiare e' lento;
la politica e' rock, i politici sono lenti;
la televisione e i suoi personaggi sono lentissimi, anche il cinema spesso e' lento, ma il teatro e' rock e anche il cinema, certe volte;
Fassino era abbastanza rock, ora mi pare piuttosto lento;
Ieneni e' rock, l'assenza e' rock, il silenzio e' rock, scrivere e' rock, leggere ancora di piu';
i pettegolezzi sono lenti, i luoghi comuni lentissimi;
i look dei calciatori sono lenti, chi li segue non essendo nemmeno calciatore e' lentissimo;
il vino italiano e' spesso rock, internet e' rock, la religione e' rock, la religiosita' lenta, la teocrazia lentissima;
le imposizioni sono lente, l'autodeterminazione e' rock (io starei bene attento alle parole che si usano per condannare l'Iran...).
Kub e' lento, lentissimo, ma IO sono rock, hard rock.
Il calcio fa schifo, non è notizia di oggi: troppi soldi, troppi debiti, troppi tribunali, troppa violenza, troppi fantocci.
Se si eccettuano alcuni splendidi esempi: Maldini su tutti, poi Del Piero e Totti, non ci sono più i giocatori simbolo come furono i Mazzola, Rivera, Riva, Scirea, Baresi e infiniti altri che spendevano la loro carriera al servizio di una sola squadra; ora si cambia per un pugno di euro, per un contratto un anno più lungo, per stare più vicini agli studi televisivi dove lavora la tua velina del momento.
Ma la Nazionale è la Nazionale. Quando gli Azzurri vanno in campo dimentichiamo tutto e gridiamo all'unisono Forza Azzurri (giacchè forza Italia non possiamo più urlarlo).
Ieri sera Palermo ha ospitato la partita che con un pareggio avrebbe dato la qualificazione dell'Italia ai campionati mondiali di Germania 2006.
E la città ha risposto da par suo: mobilitazione generale e grande festa sugli spalti con un incitamento continuo alla squadra nazionale.
Con un neo. Enorme come un buco nero.
Il centravanti dell'Italia, tale Luca Toni, ex giocatore del Palermo ed ex idolo dei tifosi, ai quali aveva regalato cinquanta soddisfazioni in due anni, ha quest'anno cambiato squadra passando alla Fiorentina.
Il pubblico palermitano non ha resistito, non si è fatto imbrogliare dalla maglia azzurra che lo fasciava, e lo ha fischiato sonoramente ogni volta che toccava la palla, riempendolo di insulti per novanta minuti.
La mancanza della telecronaca, dato uno sciopero dei giornalisti, ha amplificato quello che avveniva in campo e in tribuna, portando in tutte le case i fischi e i ripetuti "pezzo di merda" rivolti a Toni.
Mi sono sentito Luca Toni, ho sofferto per lui e con lui. Avrei voluto dirgli di tener duro, di correre a testa alta, di tirare più forte che poteva; speravo con tutte le mie forze che segnasse un gol e che corresse per tutto il campo inseguito dai compagni per un abbraccio che l'avrebbe riscaldato.
E Luca è sembrato sentirmi, ha corso come un matto buttandosi su ogni pallone, ha tirato fortissimo, ma non ha segnato.
Peccato.
L'allenatore l'ha tenuto in campo fino a cinque minuti dalla fine, nonostante la situazione fosse surreale, come a dimostrare al pubblico becero la tempra di questo nostro gladiatore che, immerso in un ambiente assurdamente ostile, aveva ancora il coraggio di correre a perdifiato per la causa nazionale.
Tanti anni fa, sono andato a vedere un Cagliari-Juventus.
All'ingresso delle squadre in campo i giocatori del Cagliari furono coperti di applausi e quelli della Juve subissati di fischi.
Tutto normale.
Eccetto che, i fischi maggiori, furono riservati a Dino Zoff, neo allenatore della Juventus.
Ora, fischiare gli avversari rientra nello strano galateo del calcio, ma Dino Zoff era ed è un icona del calcio mondiale, una persona correttissima, un campione indiscutibile, non deve essere insultato su nessun campo.
Me ne andai cinque minuti dopo l'inizio della partita, quando capii che sarebbe stato Zoff il bersaglio preferito dagli idioti della Curva Nord.
Una decina di anni fa fui a Genova a vedere un Sampdoria -Lazio, ultima di campionato, partita ininfluente per la classifica. Succedeva che Ruud Gullit, dopo un paio d'anni gloriosi tra i blucerchiati, aveva improvvisamente annunciato il suo addio con relativo ritorno al Milan.
Per i tifosi doriani fu un colpo al cuore.
All'ingresso in campo Gullit fu accolto da un coro assordante di fischi che provenivano da tutto lo stadio. Il gigante nero si guardava intorno smarrito, non potendo credere che il "suo" pubblico lo trattasse in quel modo, non riusciva a fare un passaggio in grazia di dio, tanto era lo sconcerto per i fischi che lo investivano appena il pallone gli si accostava.
Anche lì, per me, è stata una sofferenza, mi sembrava tutto così irreale....
Infatti lo era.
Dopo dieci minuti esatti dal fischio iniziale, tutto il pubblico, come comandato da un direttore d'orchestra invisibile, comincia ad intonare a quarantamila voci un "Siam venuti fin qui, siam venuti fin qui, per vedere segnare Gulliiiiiiit" da brividi.
E così hanno continuato, ininterrottamente, fino al fischio finale, al giro di campo dell'olandese di cui non scorderò mai il sorriso e l'inchino che tributò al pubblico quando si rese conto che ai tifosi erano bastato quello scherzo di dieci minuti di fischi per fargli espiare il tradimento.
Ieri mi aspettavo che i palermitani facessero allo stesso modo, ma purtroppo ha prevalso il loro rancore.
Io voglio gridarlo qui, e voglio che resti scritto per un mese:
LUCA TONI ALE' ALE'
Non sono un fan del sistema elettorale maggioritario e neppure il bipolarismo forzato mi fa impazzire. Non mi piace l'idea che si possa governare con la minoranza dei voti nè mi esalta essere costretto a votare per un losco figuro che nel mio collegio si presenta sotto le insegne della coalizione che vorrei vincente.
Il sistema proporzionale garantisce il governo alla maggioranza e il voto al tuo partito di riferimento.
In ambedue i casi la governabilità non è garantita, ma dipende dalla serietà del governo, dall'aderenza delle azioni al programma.
La proposta di riforma elettorale che viene dall'attuale maggioranza mi sembra abbastanza buona e lungimirante, nonostante abbia bisogno di alcune correzioni.
Lo sbarramento al 2% per i partiti che non aderiscono ad alcuna coalizione, salvaguarda la rappresentanza parlamentare anche a piccoli partiti, impedendo allo stesso tempo eccessive frammentazioni. Quello al 4% per chi si associa non incoraggia il coalizzarsi per mera opportunità di poltrona (vedi il PSI di De Michelis col centrodestra). Lo sbarramento al 10% per le coalizioni (piuttosto basso), prefigura la formazione nel prossimo futuro di un terzo e forse un quarto polo.
Sul modo di conteggiare i voti di chi non ha superato gli sbarramenti, occorrerebbe un'analisi molto approfondita e non dettata da convenienza elettorale.
Ovviamente i tempi per la riforma sono sbagliati e fa benissimo il centrosinistra ad alzare le barricate che vorrei addirittura più alte e più solide: una legge elettorale non si cambia a pochi mesi dal voto e senza accordo con l'opposizione. Sarebbe una forzatura inaccettabile per un Paese civile e Ciampi dovrebbe far sentire la sua voce richiamando il governo ad occuparsi di ben altre priorità che recuperare seggi.
Fossi nel centrosinistra mi scaglierei sulla Truffa legata ai tempi, ma non parlerei di Legge Truffa nella sostanza perchè tale non è.
Io ho ben presente che l'attuale bipolarismo poggia su due coalizioni tenute insieme col bostik che a destra si chiama Berlusconi e a sinistra ControBerlusconi.
Ma Berlusconi non è eterno (credo...) e quando uscirà di scena le coalizioni si sfalderanno.
Non è difficile prevedere la costituzione di un polo di centro che sarà un melting pol composto da UDC, CCD, Margherita, gran parte di Forza Italia (che secondo me cambierà nome), PSI, Prodiani, un polo di sinistra con DS, Comunisti Italiani, Verdi e qualche cane sciolto, e un polo di destra con AN, qualche reduce di FI e Alessandra Mussolini; tiratori liberi saranno Lega, Rifondazione e Radicali.
Le tre coalizioni supereranno agevolmente lo sbarramento e tornerà a governare il centro, alleandosi ora con la sinistra e ora con la destra.
Digito 2735. Tu, tu, Pronto? C'è Michele? Un attimo...
Digito 2735. Le ricordiamo che da oggi bisogna anteporre la cifra 2 al numero....
Digito 22735. Tu, tu, Pronto? C'è Michele? Un attimo...
Digito 22735. Le ricordiamo che da oggi bisogna anteporre il prefisso teleselettivo al numero....
Digito 0533 22735. Tu, tu, Pronto? C'è Michele? Un attimo...
Digito 0533 22735. Tu, tu, Pronto? C'è Michele? No, ma lo può trovare al telefono portatile...
Digito 0337 622346. Tu, tu, Pronto? C'è Michele? Sono io, pirla...
Digito 0337 622346 Tu, tu, Pronto? Ciao Michele. Senti Kub, da oggi mollo l'abbonamento, ti dò il numero della ricaricabile...
Digito 0339 6223467 Le ricordiamo che da oggi bisogna togliere lo 0 del prefisso...
Digito 339 6223467 Tengo la camisa negra, tralalalà. Chi èèèèèè? Sono Kub, credevo di aver chiamato un cantante... Macchè è una risponderia. Eh? Uff...sei pirla, te lo dicevo.
E il 12?
Si è trasformato in 412, 1412, ottantanoveventiquattro..ventiquattro, ottonovedueottonovedue, 1254 (scrivilo dove vuoi ma scrivilo), e ieri ho visto anche in 1288 (con due simpatici gabibbi magri e pelosi).
Mi sono innocentemente chiesto quale maleodorante pentolone abbia scoperchiato la liberalizzazione della ricerca dei numeri degli abbonati.
Non ho trovato risposta. L'unica cosa certa che mi ha un pò tutto rotto i coglioni.

Questo blog è un'illusione, come me del resto.
Consideratemi così: presente oggi, assente domani.
Mi piace giocare con le parole e mescolare i pensieri, ma niente di ciò che scrivo esiste nella realtà.
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retorico in Incursione
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